Jefferies ha migliorato la raccomandazione su Hermès International SCA, portandola a “buy” dalla precedente “hold”, e ha rivisto al rialzo il target price a 2.400 euro (da 2.250 euro). Alla base della scelta, secondo il broker, c’è la forza strutturale del marchio nel catturare la domanda della fascia più alta del mercato del lusso: consumatori con una capacità di spesa superiore alla media e una resilienza maggiore anche nelle fasi più incerte del ciclo economico.
In un momento in cui l’intero comparto del lusso globale si muove in modo irregolare, Jefferies sottolinea come la vera discriminante non sia tanto una ripartenza generalizzata dei consumi, quanto la crescente concentrazione della ricchezza. In altre parole, non sta tornando “tutto il lusso” in blocco, ma sta reggendo soprattutto l’ultra-lusso, sostenuto dai clienti più facoltosi.
Hermès, in questo scenario, viene collocata nel segmento “ultra-lusso” insieme a nomi come Ferrari e Brunello Cucinelli, un’area in cui la domanda tende a essere più stabile e meno legata alle dinamiche della classe media aspirazionale. Jefferies evidenzia inoltre un elemento chiave: all’interno di questo gruppo, Hermès mostrerebbe una maggiore esposizione verso clienti di altissimo livello, compresi quelli definiti “molto importanti” e “molto molto importanti”, con un focus particolarmente rilevante sulla Cina.
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Uno degli elementi che ha dato maggiore fiducia al broker riguarda l’emergere di segnali di stabilizzazione del peso della Cina nel mix di vendita, un aspetto che Jefferies considera un supporto concreto alla revisione del rating. Dopo mesi complessi per il lusso in Asia, l’idea è che la domanda stia trovando una base più solida, soprattutto nella componente più ricca e meno sensibile al prezzo.
Dal punto di vista valutativo, Jefferies imposta per Hermès un multiplo prezzo/utili sul calendario 2027 pari a 46,0x, leggermente superiore alla media post-Covid del 44,3x. Il titolo quindi resta caro rispetto al settore, ma secondo il broker il premio non è casuale: è il riflesso di una redditività più alta e più costante rispetto alla maggior parte dei competitor quotati. Con il nuovo target price di 2.400 euro, Jefferies stima un potenziale di crescita di circa +14,4% rispetto alle quotazioni attuali.
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Uno dei punti più forti della tesi di Jefferies è la qualità dei margini di Hermès. Il broker prevede un margine EBIT intorno al 40% nel 2026 e al 40,2% nel 2027, livelli che superano nettamente quelli della maggior parte delle società del comparto lusso.
Questa capacità di mantenere margini così elevati, anche in un mercato più selettivo, viene vista come la prova di un modello di business particolarmente efficiente: pricing power, controllo dell’offerta, desiderabilità del brand e una domanda che non si spegne facilmente.
Per il 2026, Jefferies stima un EBIT sottostante pari a 6,80 miliardi di euro, con una crescita del 6,8% su base annua. Il broker prevede anche un utile netto di gruppo di 5,05 miliardi di euro, in aumento del 12,6% anno su anno, segnalando una dinamica più forte a livello di bottom line rispetto alla crescita operativa.
L’utile per azione (EPS) diluito è atteso a 47,55 euro nel 2026, con un incremento previsto a 52,12 euro nel 2027. Sul fronte della remunerazione degli azionisti, Jefferies stima un dividendo per azione di 28,53 euro nel 2026 e di 31,27 euro nel 2027.
Secondo Jefferies, però, la valutazione di Hermès non si muove tanto sulle aspettative di rendimento complessivo nel breve periodo, quanto sulla correlazione con la redditività: più il mercato vede solidità e margini, più accetta multipli elevati.
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Nei confronti con i competitor, Hermès si posiziona nella fascia più alta sia per margini EBIT sia per multipli di valutazione, e per Jefferies questo rappresenta una conseguenza logica dell’esposizione ai clienti più ricchi in una fase di crescita economica disomogenea. Il broker rimarca infatti come la creazione di ricchezza globale non stia beneficiando tutti allo stesso modo, ma premiando soprattutto chi è maggiormente esposto ai mercati finanziari.
In questo contesto, la domanda rimane il motore principale della crescita del lusso, più delle iniziative sul lato dell’offerta. E proprio qui Hermès, grazie alla sua base clienti, risulterebbe meglio posizionata: è più allineata con aree geografiche e fasce di reddito che continuano a beneficiare della performance azionaria e della crescita patrimoniale.
A livello geografico, Jefferies evidenzia che l’area APAC pesa per circa il 35% delle vendite in Cina e per il 24% in APAC escludendo la Cina. Numeri vicini alla media del settore, ma con una differenza sostanziale secondo il broker: Hermès avrebbe una maggiore inclinazione verso consumatori con potere d’acquisto elevato, rendendo la domanda potenzialmente più resistente rispetto a brand più esposti alla fascia aspirazionale.
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