Giornata da incubo per le azioni Stellantis che fin dal primo minuto di scambi sono state travolte dalle vendite non riuscendo neppure a fare prezzo. Dopo un’ora dall’avvio delle contrattazioni la situazione della casa automobilistica è drammatica: rosso del 19 per cento e prezzi ad appena 6,6 euro. Tutto questo in un contesto generale in cui il Ftse Mib registra una flessione di appena mezzo punto percentuale (in larga parte a causa proprio del tonfo di Stellantis visto che tra i bancari fioccano invece i verdi). La situazione di Stellantis, considerando l’ampiezza del crollo ma anche il volume delle vendite, sembra suggerire che sia in atto una vera e propria fuga degli investitori dal titolo.
Parliamo quindi di panic-selling con le vendite che in pratica si alimentano da sole. Inutile dire che con un titolo che va a picco con queste dimensioni, tutti i parametri di medio e lungo termine saltano. Ora le azioni Stellantis presentano un rosso mensile del 33 per cento e un ribasso anno su anno del 49 per cento. Per la casa automobilistica è buio totale. Inutile dire che tutto questo non è un caso.
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Il crollo delle azioni Stellantis non è il risultato di un singolo evento negativo, ma la conseguenza di una combinazione di fattori strutturali che il mercato sta rapidamente riprezzando. Due elementi, in particolare, hanno acceso le vendite: lo stop al dividendo nel 2026 e una profonda revisione del modello di business, che implica costi elevati nel breve periodo e un cambio di paradigma per gli investitori. Il risultato è un titolo entrato in una fase di forte volatilità con tensione alle stelle.
La prima leva del ribasso è senza dubbio la decisione di non distribuire dividendi nel 2026, scelta legata direttamente alla perdita netta attesa per il 2025. Per anni Stellantis ha rappresentato un punto di riferimento per gli investitori orientati al rendimento, grazie a una politica di remunerazione generosa e prevedibile. Lo stop alla cedola segna quindi una rottura netta con l’equity story precedente.
Dal punto di vista del mercato, l’assenza del dividendo non è solo una questione di flussi di cassa per l’azionista, ma un segnale sulla fase ciclica del gruppo. Quando una società sospende la distribuzione degli utili, implicitamente comunica che la priorità è la tenuta finanziaria e la ristrutturazione, non la remunerazione del capitale. Questo spiega perché il titolo sia stato rapidamente venduto soprattutto dai fondi income e dagli investitori più difensivi.
Il secondo driver del crollo delle azioni Stellantis è la reimpostazione del business annunciata dal management in vista del nuovo piano strategico atteso per maggio 2026. Il gruppo ha avviato una revisione profonda della propria strategia industriale per riallineare il portafoglio prodotti alle preferenze effettive dei clienti, prendendo atto di errori di posizionamento e di un contesto competitivo più complesso del previsto.
Questa revisione ha un prezzo elevato. Nella seconda metà del 2025 Stellantis ha contabilizzato oneri per circa 22,2 miliardi di euro, esclusi dall’AOI, legati proprio alla riorganizzazione. Si tratta in larga parte di costi non ricorrenti, ma con un impatto reale sulla cassa: circa 6,5 miliardi di euro di uscite attese nei prossimi quattro anni. Il mercato tende a penalizzare questo tipo di transizioni, perché aumentano l’incertezza sugli utili futuri e allungano l’orizzonte temporale del recupero.
Anche i dati preliminari del 2025 aiutano a comprendere la violenza della reazione in borsa. È vero che nel secondo semestre ricavi e free cash flow industriale netto sono migliorati rispetto alla prima parte dell’anno, ma il quadro complessivo resta fragile. Le stime indicano ricavi netti tra 78 e 80 miliardi di euro nella seconda metà dell’esercizio, a fronte di un risultato netto negativo compreso tra 19 e 21 miliardi.
Inoltre, alcune voci specifiche – come la revisione delle stime sulle garanzie e altri elementi straordinari – hanno spinto il margine AOI sotto il livello a una cifra precedentemente indicato dal management. Per gli investitori istituzionali, questi numeri non rappresentano solo una fotografia del passato, ma un segnale di elevata volatilità degli utili nel breve periodo.
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C’è da dire che Stellantis ha provato a bilanciare il messaggio negativo guardando al 2026, con una guidance che prevede un miglioramento di ricavi, margini e free cash flow industriale. In particolare, il giro d’affari è atteso in crescita a mid-single digit, intorno al 5%. Tuttavia, il mercato tende a trattare queste indicazioni con cautela.
Dopo una revisione strategica così profonda, la credibilità delle stime future dipenderà dalla capacità del gruppo di dimostrare che la fase più critica è davvero alle spalle. Fino a quando non emergeranno segnali concreti di stabilizzazione dei margini e di ritorno strutturale alla generazione di cassa, la guidance rischia di restare più una promessa che un catalizzatore positivo. Da qui le forti vendite in atto mentre è in corso la scrittura dell’articolo.
Tirando le somme, le azioni Stellantis stanno crollando perché il mercato sta riprezzando un’azienda che, nel breve termine, non offre più dividendi, presenta utili negativi e affronta una ristrutturazione costosa. Il passaggio da titolo “cash cow” a scommessa di turnaround è brusco e implica un profilo di rischio più elevato.
Finché non arriveranno evidenze concrete di un miglioramento operativo e di una generazione di cassa sostenibile, è probabile che il titolo resti volatile e sotto pressione.


