In un contesto generale che vede il Ftse Mib avanzare dell’1,2% grazie al boom di acquisti su Mediobanca e MPS,…In un contesto generale che vede il Ftse Mib avanzare dell’1,2% grazie al boom di acquisti su Mediobanca e MPS,…

Azioni Eni e ritorno al trading su gas e petrolio: cosa significa?

2026/02/18 19:28
5 min di lettura

In un contesto generale che vede il Ftse Mib avanzare dell’1,2% grazie al boom di acquisti su Mediobanca e MPS, le azioni Eni stanno segnando un rialzo dello 0,7% a 18,25 euro. Per quanto inferiore rispetto a quella del paniere di rifermento, la progressione permette alla quotata di portare il verde mensile al 10%. Focus della seduta sono indiscrezioni relative al possibile ritorno del gruppo italiano al trading di petrolio e gas, una mossa che potrebbe avere impatti significativi sulla visibilità e sui margini del colosso energetico.

Il ritorno al trading di Eni: indiscrezioni e dichiarazioni

Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, avrebbe confermato l’interesse del gruppo a valutare un ritorno nel business del trading di materie prime energetiche, attività interrotta nel 2019.

Descalzi ha sottolineato come le altre grandi compagnie petrolifere, tra cui BP, Shell e TotalEnergies, continuino a ottenere guadagni miliardari grazie al trading, e come questa possa rappresentare un’opportunità strategica per Eni.

Il CEO ha poi spiegato che il gruppo ha già avviato colloqui con alcune società di trading, tra cui Mercuria, per valutare eventuali partnership o joint venture. “Non è nel nostro DNA, non siamo molto commerciali”, ha affermato Descalzi. “Per diventare più attivi sul fronte commerciale, abbiamo bisogno di collaborare con partner esperti e capire meglio il business”.

L’obiettivo dichiarato è di creare una struttura di trading che possa operare in modo indipendente dalle altre divisioni di Eni, garantendo trasparenza, fiducia e metriche di performance, requisiti ritenuti fondamentali dal management prima di procedere.

Da evidenziare che nel 2025 era stato già raggiunto un accordo tra Eni e Vitol, la più grande società di trading di materie prime al mondo per volumi di petrolio, che ha acquisito partecipazioni negli asset petroliferi e del gas di Eni in Africa occidentale. Ebbene proprio questo accordo potrebbe rappresentare una base di partenza per un ritorno strutturato al trading.

Un senior trader di Eni ha commentato che molte case di trading sarebbero interessate a una joint venture che combini competenza commerciale e flussi fisici di petrolio e gas, generati dall’esperienza pluridecennale del Cane a Sei Zampe.

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Perché il trading interessa a Eni

Le ragioni alla base di questa possibile svolta strategica risiedono principalmente nelle potenzialità di rendimento del trading energetico. Le major petrolifere già attive in questo settore riportano incrementi di rendimento significativi: BP ha dichiarato che il trading rappresenta un “vantaggio competitivo distintivo”, con un incremento medio dei rendimenti intorno al 4%, mentre Shell riporta contributi simili, anche se leggermente più contenuti.

Descalzi ha spiegato chiaramente il potenziale economico: “Un buon trader guadagna tre o quattro volte quello che guadagno io ogni anno, e forse anche di più”. L’ingresso nel trading, dunque, non rappresenta solo una diversificazione delle attività, ma anche una possibilità concreta di incrementare i ritorni per il gruppo e gli azionisti.

Inoltre, il contesto di volatilità dei prezzi di gas e petrolio, determinato da fattori geopolitici e fluttuazioni globali della domanda e dell’offerta, rende il trading un settore particolarmente interessante per chi ha accesso a grandi flussi fisici di energia, come Eni.

Impatti sul titolo Eni e sulle prospettive di investimento

Il possibile ritorno al trading ha aumentato la visibilità di Eni tra gli investitori. L’anticipazione di nuove opportunità di margini e collaborazioni strategiche ha contribuito al rialzo del titolo nella seduta di metà settimana, consolidando il verde mensile al 10%.

Gli analisti ritengono che un ingresso strutturato nel trading potrebbe rappresentare un ulteriore motore di crescita, migliorando la capacità del gruppo di adattarsi alle dinamiche di mercato e di cogliere opportunità nei periodi di forte volatilità dei prezzi.

Tuttavia, la complessità dell’operazione richiede che vengano rispettate le condizioni di trasparenza, fiducia e performance, come sottolineato da Descalzi, prima di procedere a un eventuale lancio della nuova unità di trading.

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Come rileva l’andamento odierno del titolo del Cane a Sei Zampe, le indiscrezioni sul ritorno al trading non possono non rafforzare l’interesse sul titolo suggerendo di monitorare da vicino le prossime mosse del management, sia in termini di partnership strategiche sia di avvio operativo dell’unità di trading.

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