Le valute asiatiche chiudono la settimana in territorio negativo, appesantite dall’incertezza sulle prossime mosse delle banche centrali e da un contesto globale ancora fragile. A distinguersi è il dollaro australiano, che si avvia a registrare una delle migliori performance del mese, mentre lo yen giapponese resta sotto pressione dopo segnali di rallentamento dell’inflazione.
Parallelamente, il dollaro statunitense mantiene una posizione relativamente solida, sostenuto dalla domanda di beni rifugio e dalle aspettative sui tassi di interesse.
Il dollaro USA ha mostrato lievi variazioni nelle contrattazioni asiatiche, ma resta in rialzo su base mensile. La valuta americana continua a beneficiare della cautela degli investitori, che restano in attesa di indicazioni più chiare sulla politica monetaria delle principali banche centrali.
Il clima di incertezza economica globale e le aspettative divergenti sui tassi contribuiscono a mantenere il biglietto verde su livelli elevati rispetto a molte valute asiatiche.
Lo yen continua a perdere terreno, avviandosi verso una chiusura mensile negativa. A pesare sulla valuta giapponese sono soprattutto i nuovi dati sull’inflazione di Tokyo, considerati un indicatore anticipatore dell’andamento nazionale.
L’indice dei prezzi al consumo core è sceso sotto l’obiettivo del 2% fissato dalla Bank of Japan per la prima volta in quasi quattro anni. Questo rallentamento rafforza i dubbi degli investitori sulla possibilità di nuovi aumenti dei tassi nel breve termine.
Le aspettative di una politica monetaria ancora accomodante riducono l’attrattiva dello yen, favorendo invece altre valute con rendimenti più elevati.
A influenzare il sentiment contribuiscono anche le incertezze legate alle politiche fiscali del governo giapponese, nonostante il rafforzamento politico della maggioranza parlamentare.
Anche lo yuan ha registrato un indebolimento, dopo che la banca centrale cinese ha introdotto misure volte a rendere più facile e meno costoso acquistare dollari sul mercato interno.
La decisione arriva dopo un lungo periodo di rafforzamento della valuta cinese, sostenuta da un surplus commerciale elevato e da forti flussi in entrata.
Tuttavia, uno yuan troppo forte rischia di penalizzare le esportazioni, rendendo i prodotti cinesi meno competitivi sui mercati internazionali. L’intervento della banca centrale segnala quindi la volontà di mantenere un equilibrio e prevenire un apprezzamento eccessivo.
Nonostante la recente flessione, la valuta cinese resta vicino ai livelli più alti degli ultimi tre anni.
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Il dollaro australiano si conferma una delle valute più forti della regione nel mese di febbraio, sostenuto dalle aspettative di ulteriori aumenti dei tassi di interesse.
La Reserve Bank of Australia ha recentemente aumentato il costo del denaro e ha lasciato aperta la porta a nuovi interventi, qualora l’inflazione dovesse rimanere elevata.
I dati sull’inflazione pubblicati negli ultimi giorni, superiori alle previsioni, hanno rafforzato le aspettative di una politica monetaria più restrittiva. Questo scenario ha contribuito a sostenere la valuta australiana, rendendola più attraente per gli investitori.
Nel resto dell’Asia, il quadro resta eterogeneo. Il won sudcoreano ha mostrato un indebolimento su base mensile, riflettendo le incertezze economiche regionali.
La rupia indiana ha registrato una fase di stabilizzazione, sostenuta anche dal miglioramento delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti.
Il dollaro di Singapore, invece, ha mantenuto un andamento relativamente stabile, confermando la resilienza dell’economia locale.
Gli investitori guardano ora alle prossime decisioni delle principali banche centrali, che continueranno a influenzare l’andamento delle valute globali.
Inflazione, crescita economica e politica monetaria resteranno i fattori chiave nei prossimi mesi. In questo contesto, la divergenza tra le diverse strategie delle banche centrali potrebbe continuare a generare volatilità nei mercati valutari, con impatti diretti su commercio internazionale, investimenti e flussi finanziari.
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