L’oro continua a correre senza sosta e, nelle ultime ore, ha messo a segno un passaggio che fino a poco…L’oro continua a correre senza sosta e, nelle ultime ore, ha messo a segno un passaggio che fino a poco…

Oro sopra 5.000$: rally record, ecco cosa può succedere adesso

2026/01/26 17:52

L’oro continua a correre senza sosta e, nelle ultime ore, ha messo a segno un passaggio che fino a poco tempo fa sembrava quasi “fantascienza” per i mercati: la rottura della soglia dei 5.000 dollari l’oncia. Un traguardo simbolico ma anche tecnico, perché certifica la forza di un rally alimentato da un mix di fattori che, insieme, stanno spingendo gli investitori verso i classici beni rifugio.

Nella mattinata di oggi il metallo giallo ha toccato nuovi picchi: lo spot è salito oltre 5.100 dollari, arrivando a circa 5.111 dollari, mentre i contratti future hanno sfiorato quota 5.145 dollari. Numeri che si inseriscono in una fase di trend estremamente aggressiva, con l’oro capace di aggiornare più volte i massimi storici nel corso dell’ultimo anno.

Il quadro generale è altrettanto impressionante: dopo aver messo a segno decine di nuovi record nel 2025, l’oro ha registrato una crescita attorno al +64% nell’arco dell’anno, per poi aggiungere un ulteriore sprint con un +15% circa dall’inizio di gennaio 2026. In sostanza, la domanda resta alta e la narrativa di mercato è chiara: in un contesto percepito come instabile, l’oro torna a essere il punto di riferimento per chi cerca protezione.

Argento in forte rialzo, e anche platino e palladio tornano al centro della scena

Non c’è solo l’oro. A rubare la scena, ancora una volta, è anche l’argento, che sta vivendo un momento di euforia evidente. Questa mattina il metallo ha guadagnato un ulteriore +5%, arrivando in area 109,46 dollari l’oncia sul mercato spot, dopo aver oltrepassato i 100 dollari appena pochi giorni fa.

Il movimento dell’argento è particolarmente interessante perché negli ultimi mesi sta combinando due anime: quella di metallo prezioso, quindi bene rifugio per definizione, e quella di materia prima industriale, quindi fortemente legata alla domanda reale. Nel 2025, l’argento aveva già messo a segno un balzo enorme, con una crescita stimata intorno al +147%, spinta sia dagli acquisti degli investitori retail sia da strategie speculative legate al “momentum”, il tutto in un quadro di mercato fisico piuttosto tirato.

L’ondata di acquisti sta trascinando anche gli altri metalli preziosi: il platino sale di circa +3,3% fino a 2.772 dollari, mentre il palladio guadagna circa +2% in area 2.063 dollari. Segnali che confermano come, in questo momento, il mercato stia premiando l’intero comparto, non soltanto il metallo giallo.

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Perché l’oro sale così tanto: geopolitica, dollaro debole e nuove paure sui mercati

Dietro la nuova accelerazione dei metalli preziosi si muove un insieme di cause che, per i mercati, sono benzina pura. La prima è l’aumento delle tensioni geopolitiche e commerciali, che spinge gli investitori a ridurre l’esposizione su asset percepiti come più rischiosi e a rafforzare strumenti di difesa del portafoglio.

A questa spinta si aggiunge un elemento chiave: la debolezza del dollaro. L’indice del biglietto verde è sceso verso 97,40, mentre la coppia EUR/USD è salita fino a 1,1845, dopo aver sfiorato quota 1,19, livelli che non si vedevano dal 2021. In uno scenario simile, l’oro tende a beneficiarne in modo diretto: un dollaro più fragile rende infatti il metallo giallo più “accessibile” per chi compra in altre valute e rafforza la percezione di protezione contro oscillazioni valutare e instabilità macro.

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I fattori politici che stanno spaventando gli investitori

Sul piano internazionale, nel weekend Donald Trump ha riacceso lo scontro commerciale minacciando il Canada con dazi al 100% sulle esportazioni verso gli Stati Uniti nel caso in cui Ottawa dovesse stringere un accordo commerciale con la Cina. Una presa di posizione che alimenta l’idea di un possibile irrigidimento della politica protezionistica, con conseguenze potenzialmente pesanti sul commercio globale e sulla fiducia degli operatori.

Sul fronte interno americano, invece, cresce l’incertezza politica legata al rischio di un nuovo braccio di ferro sul bilancio federale. Il leader democratico al Senato Chuck Schumer ha promesso battaglia contro un maxi-pacchetto di spesa, a meno di tagli ai fondi del Dipartimento della Sicurezza Interna, aumentando così il rischio di una possibile chiusura parziale del governo. Situazioni di questo tipo, quando emergono, tendono a generare volatilità e a riportare i capitali sui beni rifugio.

Nello sfondo restano anche le preoccupazioni legate alla relazione tra la Casa Bianca e la Federal Reserve. Il mercato teme pressioni o frizioni che possano spingere verso ulteriori politiche di allentamento monetario, con un effetto potenzialmente positivo sull’oro. E, come se non bastasse, continuano a circolare timori e ipotesi su possibili iniziative strategiche degli Stati Uniti, con riferimenti anche al caso Groenlandia, alimentando ulteriore nervosismo.

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Cina ed ETF: due motori fondamentali del nuovo super ciclo dell’oro

Oltre alla componente di rischio, c’è un’altra realtà che pesa sempre di più nelle dinamiche dei metalli preziosi: la domanda istituzionale e la domanda “di massa” che passa dagli strumenti finanziari.

La Cina, ad esempio, ha proseguito gli acquisti di oro per il quattordicesimo mese consecutivo fino a dicembre, confermando una strategia che molti analisti leggono come una forma di diversificazione e di rafforzamento delle riserve.

Allo stesso tempo, gli ETF sull’oro stanno registrando afflussi importanti, arrivando a livelli considerati record. Questo aspetto è cruciale perché gli ETF agiscono come acceleratori: rendono l’acquisto di oro molto più semplice anche per investitori non specialistici e amplificano la pressione sul prezzo quando l’interesse cresce.

“L’oro è l’inverso della fiducia”: perché torna centrale nei portafogli

Secondo Max Belmont, gestore di portafoglio presso First Eagle Investment Management, l’oro rappresenta una sorta di termometro del clima finanziario. La sua lettura è netta: l’oro si comporta come “l’inverso della fiducia”, perché funziona da copertura contro shock improvvisi come fiammate inflattive, crolli inattesi dei mercati e improvvise impennate del rischio geopolitico.

È un concetto semplice ma estremamente efficace: quando gli investitori iniziano a percepire che il futuro è meno prevedibile, l’oro torna ad avere un valore “strategico”, non solo speculativo.

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Le previsioni per i prossimi mesi: pausa possibile, ma nuovi massimi non esclusi

Dopo una corsa così verticale, la domanda che si fanno tutti è una sola: l’oro può continuare a salire oppure è vicino a una fase di rallentamento?

Secondo Gianni Piazzoli, CIO di Vontobel WM Sim, nel breve può esserci spazio per un periodo di movimento laterale, quindi una fase di consolidamento. Tuttavia, la prospettiva di nuovi massimi resta concreta nel momento in cui dovesse emergere un nuovo catalizzatore, come un taglio dei tassi, un peggioramento del contesto macroeconomico o un nuovo shock geopolitico.

Piazzoli richiama anche l’importanza dei flussi sugli ETF, che hanno contribuito in modo decisivo a spingere l’oro verso nuovi record soprattutto nella fase finale del 2025, dopo l’avvio del ciclo di taglio dei tassi della Fed. E c’è un dettaglio interessante: nonostante l’aumento degli afflussi, secondo Piazzoli non siamo ancora ai livelli “estremi” visti nel 2020, il che lascia intendere che esista ancora potenziale spazio per un’ulteriore crescita della domanda, soprattutto da parte del pubblico retail.

Oro a 6.400 dollari? La stima più aggressiva per il 2026

Tra le previsioni più ambiziose spicca quella dell’analista indipendente Ross Norman, secondo cui l’oro potrebbe raggiungere un massimo annuale di 6.400 dollari l’oncia, con una media attorno a 5.375 dollari. Una stima che, se confermata, implicherebbe un’ulteriore fase di euforia sui mercati, con dinamiche simili a quelle viste nei momenti di crisi sistemica o di forte sfiducia verso le valute.

Ovviamente, previsioni di questo livello vanno lette con cautela: non sono certezze, ma scenari costruiti sulla probabilità che alcuni eventi macro e geopolitici continuino a favorire la domanda di oro.

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Il vero nodo del 2026: cosa farà la politica americana

Guardando oltre il movimento di prezzo “giornaliero”, alcuni analisti vedono nella politica statunitense il principale snodo dei prossimi mesi. Secondo George Cotton, portfolio manager di Bank J. Safra Sarasin, la questione centrale per il 2026 sarà capire cosa accadrà “dopo” sul fronte dell’amministrazione e degli equilibri di potere.

Cotton sottolinea che il calo dei livelli di gradimento e la prospettiva delle elezioni di medio termine potrebbero aprire una fase di instabilità politica e di conflittualità interna, con l’incognita di nuovi attori pronti a rimescolare le carte.

Lo scenario, in sintesi, potrebbe prendere due direzioni opposte. Da una parte, una riaffermazione dell’establishment repubblicano potrebbe portare a una maggiore distensione su dazi, relazioni internazionali, forza del dollaro e quindi a una possibile riduzione della pressione rialzista sull’oro. Dall’altra, un contesto più frammentato e populista potrebbe spingere verso un rafforzamento della dottrina “America First”, lasciando intatti i fattori strutturalmente positivi per il metallo giallo.

Oro come assicurazione di portafoglio: quanto conviene allocare

Un punto su cui molti esperti sembrano convergere è che l’oro non stia vivendo solo un rialzo “momentaneo”, ma un cambio di fase legato alla trasformazione del contesto globale.

Secondo il trader indipendente Tai Wong, l’oro conferma il suo ruolo di bene rifugio e di elemento di diversificazione nei periodi di incertezza economica e politica. Non sarebbe quindi una semplice “tempesta perfetta” destinata a durare poco, ma un segnale di tempi che stanno cambiando in modo più profondo.

Sul piano pratico, Piazzoli evidenzia che, nonostante i prezzi già elevati, i motori della domanda restano solidi e non si intravedono grandi venditori in grado di ribaltare il trend nel breve. Per questo motivo suggerisce un’esposizione indicativa pari al 3-5% in un portafoglio bilanciato, con l’obiettivo di ottenere una protezione dall’inflazione ma anche una copertura contro rischi geopolitici e indebolimento del dollaro.

In altre parole, l’oro non viene visto soltanto come uno strumento per “guadagnare” dal rialzo, ma come una componente strategica utile a rendere un portafoglio più resistente quando aumenta l’incertezza.

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